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Mariano Apa

…UNA GEOGRAFIA DELLA PITTURA [...] Ad Ascoli Piceno vive Terenzio Eusebi. Nella città picena, i travertini respirano e assorbono le stagioni e le memorie, i desideri e i progetti.Il suo viaggiare è un prendere da tutti i muri delle case che incontra il medesimo muro della medesima casa della ugualmente medesima città.Viaggiando viaggiando, Eusebi ritrova continuamente Ascoli Piceno e il suo poroso e trasparente e sazio travertino, i suoi artisti quattrocenteschi, i suoi siderali silenzi in Piazza del Popolo.I suoi grandi quadri sono una velatura stratificata di materiale all’apparenza solido e pesante: cemento, cera, grafite, acrilico, smalti, olio; supporti in legno, tele grezze, carte fatte a mano.Eppure in Eusebi tutto si trasforma, tutto viene ad acquistare il valore e la fisicità della leggerezza. Tutto lievita e sosta sospeso nell’aria. Davvero sembra che l’artista si sia trasformato in alchimista e possa tradurre la pesantezza del piombo in splendido rilucente oro.La trasmutazione dei materiali è anche , contemporaneamente, la trasmutazione dei piani prospettici e delle localizzazioni in quinta teatrale delle scenografie urbane.Voglio dire che Eusebi schiaccia tutto il volume dei piani urbani e delle volumetrie del modellato, su la superficie, facendo diventare i luoghi e gli spazi, traducendoli in tempo. La dimensione spaziale è tradotta in dimensione temporale e così i quadri di Eusebi che sono pieni di referenze ai muri, alle case, ai luoghi; in verità sono un continuo aperto diario di sentimenti e di emozioni vissuti nel languore dello sguardo carico di melanconia, nella considerazione che l’arte è come un ultimo appello, per l’uomo, per dirsi la ragione del suo pellegrinare.Se nelle opere grandi Terenzio Eusebi è pittore come di affeschi in grandi catini absidali; nelle carte – piccole o grandi che siano – egli è artista della voce sommessa, del pensiero accennato, del sospiro e dell’emozione trattenuta in proprio cuore. E ciò accade proprio perchè Eusebi compie un percorso personalissimo per giungere alla qualificazione del proprio essere dentro la pittura.L’artista di Ascoli percorre la strada dell’indagine perimetrale del luogo dell’immagine, quindi se ne impossessa, e solo allora la trasfigura, la rende trasparente, la smaterializza e la costruisce quale ombra leggerissima, anima purissima fatta di velature e di stratificate realtà cromatiche tutte a venir assoggettate dalla uniformità di un colore dominante (ocra o bianco, nero o rosso di pompei) che è quel che è: non semplice colore bensì sapore di stagione, temporalità e umoralità del tempo che scaturisce dall’immagine, dalla figurazione fabulistica che l’artista decanta a voce bassa, sussurrata appena; come si fa in montagna, nella notte estiva attorno al fuoco, e nel silenzio si racconta la storia degli elfi che scendevano dall’Irlanda [...] La pittura di Terenzio Eusebi è una pittura difficile, in bilico e carica di tensioni e di felici relazioni, tra letteratura e musica, architettura e scultura.Il tutto per cogliere quel che vive nei luoghi in quel che vive nella dimensione del tempo. (Dal catalogo “Premio Marche” 1996)