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Alessandra Morelli

NELLA FORMA VOCE DEL DIVENIRE

[...] Quella di Eusebi è un’arte nomade, una lingua in bilico tra leggerezza e peso, che fa confluire gli opposti nella conoscenza intima e rivelata della materia. Il passaggio dai raffinati cromatismi della carta alla solidità lattea della pietra, intesse un racconto che procede per equilibri, che parla della vita dell’uomo racchiuso in una stanza, immerso nella città o perso nella natura.

All’interno di queste “mappe emotive”, il tragitto delle linee, labirintico e mai casuale, sembra dettato da un qualche, inconscio tentativo di trovare risposte momentanee al senso dello stare nel mondo.

Un tentativo scritto nel distacco di uno stile raffinatissimo e solo apparentemente cerebrale..

Un tentativo che non si risolve nell’elemento visivo, dal momento che ogni singola architettura compositiva è volutamente dischiusa verso la ricerca di un respiro più profondo e sinestetico.

Così, la linea vibra e ricorda un suono, e la superficie si dilata per farsi pagina da scrivere, perché, non di rado, l’atto creativo viene interrotto da pensieri (forse provocatori) che si insinuano, per riapparire nel titolo come elemento lirico di un’opera d’arte che si completa restando in divertita sospensione: poi solitamente ti guardo per giorni e giorni…

Dal catalogo “Di armonie (in)formali”, 2010