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Maria Grazia Torri

SULLE ALI DELLA PERCEZIONE

E’ singolare la trasmigrazione tra arte astratta e figura che si attua nelle opere dell’artista Terenzio Eusebi. Risulta impalpabile come una nuvola attraversata talvolta da segni di metereologia differente, spesso di tipo verticale. Gocce di parole come pioggia che trapassa le nubi. Ecco il primo effetto. Nella pittura di Eusebi la scelta della grande tradizione astratta, quale area privilegiata di riferimento, appare una dichiarazione preliminare ad ogni intervento, esplicitamente evidente. Non ha a che fare con forme di revival, anzi è esattamente il contrario: è adesione profondamente sentita, dimostrata in certi intarsi di campiture che convivono sapientemente senza offuscarsi e in cui lo spazio è visto in stretto rapporto con il proprio atteggiamento mentale e con la propria sensibilità.

Nello spazio trova luogo il tempo, che non è una coordinata cartesiana bensì Kantiana, tempo della mente, dell’io, diverso dal tempo geometrico soprattutto. In Eusebi la tensione costruttiva è inestricabilmente connessa a una sorta di processo di corrosione interna, una sottile ed elegante messa a punto delle certezze normalmente attribuite alle strutture ordinate. I dipinti funzionano per stratificazioni lente, di campiture che si accostano e si incrociano spesso ortogonalmente, da cui traspaiono i dubbi, le esitazioni, le correzioni, gli interventi aggiunti. La superficie del quadro appare quindi anche come la memoria delle varie fasi della realizzazione dell’immagine ultima. Il colore steso in articolate impaginazioni rettangolari è caratterizzato da una monocromia di singolare sensibilità, che rimanda ai maestri del colore informale, ai Burri, ai Moreni, ai Licini. Non risulta esplicitamente alcuna volontà di trasgressione delle regole e dei criteri dell’impostazione classica di partenza, ma emerge evidente la coscienza della crisi irreversibile di un mondo, pittorico tradizionale anche se arricchito da “ismi”.

Un fatto che cambia radicalmente le condizioni di fondo, nel senso dello spazio figurativo è “la cucitura”. Suturare i piani tra loro è l’unico modo di giustapporli. In uno spazio non più utopisticamente assoluto, si percepisce il movimento di una temporalità tutta interna al sistema del quadro, che rimanda al processo di crescita varia e discontinua dell’impianto compositivo, ma anche alla sottile volontà rappresentativa dell’autore, evocata a livello sublimale.

ottobre 2004