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Personale

Orange studio arte contemporanea 2005

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Terenzio Eusebi, valorizzando le texture dei supporti (abituali o casuali) e le sottili qualità delle materie impiegate (ordinarie o insolite), con mano leggera e intuizione felice, ha realizzato opere su carta, su tela e tridimensionali, tra cui pregevoli ceramiche (elaborate a Castelli) che ‘edificano’  libere ideazioni di un’ architettura utopica, dove l’arcaico si fonde con il contemporaneo.

Privilegia l’immagine simbolica – aperta e imprevedibile – su quella massmediale, l’evocazione sulla descrizione, l’introspezione sulla contemplazione. Nel suo non-luogo non c’è posto per le banalità del quotidiano.

Crede ancora negli affetti, nel mistero e nella magia, nell’ alchimia e nella trascendenza. Il protagonista della sua composita produzione (uomo o donna che sia) non è un voyeur, ma un individuo problematico che esplora l’in-conscio; vagheggia l’integrazione con la storia e la natura, va alla ricerca di un altrove più vivibile; desidera colmare il vuoto esistenziale evitando la conflittualità. Allora nell’opera – intesa come scudo di autodifesa e necessità -  il reale entra solo in veste di metafora e come memoria del presente. L’artista, per ritrovare le radici e scoprire la sua vera identità, rivisita il primario, si addentra nella dimensione onirica; guarda oltre la soglia del conoscibile. Non ama la luce dei riflettori ed è contro l’omologazione, l’artificialità e il conformismo; aspira a universalizzare le visioni personali con purezza e spontaneità, a comunicare attraverso il silenzio della sacralità e della metafisica.

Nelle sue realizzazioni convivono entità frammentate e antitetiche: segno immediato e costruttivo; forme antropo-metamorfiche e minimali, indefinite e architettoniche; figurazione e astrazione; misticismo ed eros. Ma l’apparente incoerenza, da cui deriva il fascino dell’ambiguità e dell’instabilità, riacquista unità nella lettura dei vari soggetti legati da un filo conduttore che consente di focalizzare le sue non dichiarate intenzioni.

Anche quando nelle ultime opere non compare la figura umana, il suo spirito emerge dal disvelamento ‘tracce’ lasciate dalle antiche comunità che hanno costruito la nostra civiltà, pur se manipolate con invenzioni che rimandano alla postmodernità e a forme visionarie che ipotizzano il futuro. Eusebi, insomma, tende alla dematerializzazione e a un ampliamento qualitativo delle componenti, senza porsi il problema del consenso popolare che sottrarrebbe sincerità al manufatto, nella consapevolezza che il suo messaggio, introverso e labirintico, non può che essere diretto a un pubblico circoscritto. Linguisticamente non è un rivoluzionario.

Sperimenta mezzi espressivi inediti (nuovi media e procedimenti), ma resta affezionato al disegno immaginifico e alle peculiarità sensibili e comunicative della ‘pittura’, anche quando approda all’opera oggettuale e installativa. Ormai ha delle convinzioni e non si fa coinvolgere dalla vertigine della trasgressione a ogni costo: preferisce dare ascolto alle voci del profondo e alle emozioni; puntare sui valori atemporali. Eppure, in questo procedere riflessivo, si scorgono elementi di un’autentica modernità che garantiscono all’opera leggerezza, freschezza e originalità.

Luciano Marucci

Da un lato del monte
Step 09